Stellantis e Renault

lunedì 5 febbraio 2024

Stellantis e Renault

Carlos Tavares ha scatenato un vespaio di polemiche con le sue ultime dichiarazioni sugli impianti italiani e la scarsa attenzione del governo Meloni.


Carlos Tavares ha scatenato un vespaio di polemiche con le sue ultime dichiarazioni sugli impianti italiani e la scarsa attenzione del governo Meloni. Tuttavia, nell'intervista all'agenzia Bloomberg in cui l'ad ha sollevato dubbi sul destino di Mirafiori o Pomigliano c'è molto di più, a partire dal lancio di un segnale tanto chiaro, quanto non nuovo (dichiarazioni analoghe risalgono a pochi giorni fa) sul fronte del possibile consolidamento del settore automobilistico e di un coinvolgimento di Stellantis in eventuali operazioni di M&A (fusioni e acquisizioni). Alcune quasi da fantafinanza, da coltivare... in casa.

Il consolidamento è necessario. Per l'ad di Stellantis, negli ultimi tre anni il panorama automobilistico è andato incontro a un "cambiamento significativo" determinato dall'offensiva cinese sull'elettrico, rafforzata dal loro ampio vantaggio di costo. Rispondendo a una domanda sulle possibilità di un consolidamento industriale che coinvolga Stellantis, il top manager ha delineato i contorni del problema: "È abbastanza ovvio che chi non può produrre Bev non competitive in termini di costi si troverà ad affontare un problema esistenziale. Le aziende che non si sono preparate avranno problemi. Ciò significa che dobbiamo essere in forma e dobbiamo essere pronti. Se queste opportunità dovessero concretizzarsi, allora vogliamo essere parte del consolidamento". Anche perché il consolidamento "arriverà e metterà il mondo occidentale in una situazione difficile. Le attuali norme antitrust sono controproducenti per fronteggiare l’offensiva cinese. A un certo punto, se devi finanziare una tecnologia molto costosa e non disponi di scala, finisci nei guai. Per fortuna, grazie all’Unione Europea, che ringrazio, abbiamo potuto creare Stellantis e così è assolutamente giusto dire che siamo stati sostenuti. Se non lo avessimo fatto, avremmo dovuto affontare un problema profondo. FCA sarebbe nei guai e PSA sarebbe nei guai. Quindi, quella è stata la mossa giusta al momento giusto".

Renault nel mirino? L'intervista prosegue con una domanda dai mille risvolti per l'eventuale processo di consolidamento: Carlos Tavares considera vulnerabile la Renault? "La mancanza di scala - risponde il ceo - è sempre un problema. È anche una questione di strategia. Rispetto il coraggio della Renault di fare qualcosa di molto diverso (la creazione di Ampere e lo scorporo delle attività tradizionali, ndr). E questo è uno dei motivi per cui sto guardando quello che stanno facendo, perché è qualcosa di nuovo e perché posso imparare. Potrebbe essere un'ispirazione per cose che potremmo fare da soli. Ciò che stanno costruendo in Francia è buono e sto cercando di affrontare un concorrente molto agguerrito. È normale combattere con un concorrente. Questo è ciò che vuole l’Unione Europea: una dura concorrenza a vantaggio del consumatore. Vedremo come andrà a finire, anche agli occhi del governo francese", prosegue Tavares, pronto a smentire, almeno pubblicamente, un'attrattiva per una fusione con la Renault: "Non ho un interesse specifico per questa azienda, sto solo osservando che hanno una strategia diversa. Ho sempre mostrato rispetto nei loro confronti e sono rimasto sorpreso (dallo scorporo delle attività, ndr) perché il mio pensiero è esattamente l'opposto: abbiamo bisogno un solo team che spinga Stellantis in un'unica direzione. Ciò che andrà a finanziare l’elettrificazione è la redditività delle endotermiche. Quindi se tagli ciò che è redditizio e isoli ciò che non lo è, come puoi finanziare ciò che non è redditizio in un mondo in cui i tassi di interesse sono alti?".

Solo operazioni amichevoli. A Tavares viene chiesto di commentare anche la situazione di General Motors e Ford, ma il manager si limita ad affermare che "se l’industria automobilistica non si muove, scomparirà sotto l’offensiva dell’industria cinese: io sto solo cercando di capire prima come far sì che la mia azienda abbia successo", aggiunge il manager portoghese. "Se dovessimo fare qualcosa, lo faremo in modo amichevole. Per me è fondamentale. Non ci saranno ostilità". Detto questo, Tavares mette in chiaro che il suo "lavoro è tenere gli occhi aperti: il mio compito è capire come il settore sopravvivrà a questa transizione. È il mio lavoro garantire che la mia azienda sia uno dei vincitori. E se siamo uno dei vincitori, ovviamente ci saranno delle opportunità". Ma non sarà che Tavares, quando si riferisce a un nuovo periodo di consolidamento, alluda effettivamente a una possibile unione proprio con Renault, immaginando la nascita di un conglomerato nazionale di cui più volte - dagli anni 80 in poi - si è discusso in Francia? Anche Louis Schweitzer, in una recente intervista a Quattroruote, ha evocato la convergenza dei due giganti: sarebbe l’ultimo atto del manager portoghese prima della pensione. Fantaindustria? Forse. Ma ricordiamoci che nel 2019 FCA annunciò un merger proprio con Renault che venne stoppato dal governo e dalla resistenza della Nissan, dando la stura alla fusione con PSA e alla successiva nascita di Stellantis…

L'Italia in bilico. Intanto, nel nostro Paese Tavares si è attirato le ire di politici (in primis Giorgia Meloni) e sindacalisti per aver chiesto all'Italia sforzi supplementari per proteggere i posti di lavoro nel settore automobilistico, accusando le controparti di cercare "capri espiatori" per attaccare Stellantis. "Evitano di assumersi la responsabilità per il fatto che se non si danno sussidi per l'acquisto di veicoli elettrici, si mettono a rischio gli impianti in Italia". Respinte al mittente anche le accuse di un gruppo troppo prono nei confronti di Parigi: "Non sono sempre d’accordo con il governo francese", ha precisato Tavares. "Stellantis non è in mano al governo francese". La distanza con il governo Meloni è massima se il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, si è sentito di rispondere così: "Se Tavares crede che l’Italia faccia come la Francia, che ha aumentato la sua partecipazione attiva in Stellantis, ce lo chieda. La differenza tra noi e la Francia è che loro sono nel capitale sociale e noi no". Ci dovrebbe essere, però, una precisa richiesta in tal senso e finora non c'è mai stata. Ma quanto costerebbe all'Italia entrare nel capitale di Stellantis, magari acquisendo la stessa quota (il 6,1%) oggi in mano a Parigi? Oltre 4 miliardi di euro, considerando che attualmente il gruppo conta su una capitalizzazione di mercato di oltre 67 miliardi. In ogni caso, Roma rischierebbe di contare sempre meno dei francesi: le holding delle famiglie Agnelli e Peugeot hanno, rispettivamente, il 14,2% e il 7,1%, ma visto quanto stabilito dallo statuto per chi possiede azioni da almeno tre anni, hanno esercitato la possibilità di aumentare i loro diritti di voto al 23,13% e all'11,1%. E lo stesso ha fatto la Francia, tramite la Bpifrance, salita al 9,6%.

Il governo a muso duro: "Stellantis riveda le sue politiche". Nelle ultime ore, il livello dello scontro si è alzato ulteriormente ed è ancora Urso a spingere sull'acceleratore: "Se a dicembre la Volkswagen ha superato Stellantis nelle vendite in Italia, se i cittadini italiani hanno preferito un'auto prodotta all'estero piuttosto che un'auto prodotta in Italia a fronte di condizioni di mercato e incentivi simili, il problema non è del governo, è dell'azienda", ha detto il ministro delle Imprese. "Sarà un problema di marketing? Di modelli appetibili? Di sicuro è un problema dell'azienda. Perché il sorpasso storico in dicembre è un problema dell'azienda, che evidentemente ha bisogno di rivedere le sue politiche. Gli anni scorsi il 40% degli incentivi è andato a Stellantis, come è giusto che fosse, ma la metà di questi sono finiti a modelli prodotti all'estero e importati in Italia. Non può continuare così. Ove non ci fosse una inversione di tendenza, che riduca il delta tra produzione e immatricolazione in Italia, dal prossimo anno tutte le risorse del Fondo automotive andranno non più a incentivare i consumi, ma la produzione. Quindi a chi produce o chi intende produrre di più nel nostro Paese. Per esempio, una seconda casa automobilistica". Ed è questa, forse, l'uscita più irritante per il gruppo. Senza contare l'ironia del ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, che alla domanda su un possibile ingresso dello Stato in Stellantis, taglia corto così: "Io entrerei in Ferrari".

da quattroruote.it

 

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